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Le promesse….

Pubblicato da nemesi su 5 Maggio 2008

Spara Silvio!Da oggi voglio fare una sorta di diario di bordo del governo berlusconi 3. Siccome si perde facilmente memoria di tutto, voglio che le balle rimangano, almeno si possa tenerne memoria nella rete.

Prima balla. Da “Il Giornale” del 16 aprile 2008 (fonte quindi non di parte direi…):

La squadra di governo sarà pronta in una settimana. Subito bonus bebè, via l’Ici sulla prima casa, aumento delle pensioni sotto i mille euro, interventi per contenere i prezzi degli alimentari, sì al dialogo con l’opposizione. Silvio Berlusconi il giorno dopo il trionfo elettorale illustra i suoi primi provvedimenti da premier”.

Bene, siamo al 5 di maggio e il governo è tutt’altro che pronto…. Già sono cominciate le beghe interne per la lotta sulle poltrone. Inoltre sembra che la riduzione dei ministri a 12, di cui 4 donne (Sempre da “Il Giornale” del 15 marzo 2008):

Nel governo del Popolo della libertà ci saranno 12 ministri, e 4 di questi saranno donne», ha sparato solennemente Silvio Berlusconi ieri sera in tivù. Era il colpo conclusivo per Primo Piano, su Rai3, che ha centrato tre obiettivi, primo fra tutti quello di rimarcar la differenza rispetto al governo Prodi coi suoi cento e passa elementi.

Inoltre Silvio ha già fatto capire qual è il modello di democrazia e di libertà che ha in mente. Deve ancora insediarsi e già l’amico Putin è venuto a trovarlo nella sua villa in Sardegna. Per intrattenerlo ha convocato il Bagaglino al completo…. comici tra comici. E cosa mi combina Silvio nella conferenza stampa? Ad una giornalista russa che ha fatto una domanda sgradita a Putin, Berlusconi ha risposto facendo il segno del mitra…. Davvero di buon gusto visti i giornalisti che in Russia sono morti per diffondere la libertà. Un gesto davvero comico vista la fine della Politkovskaya. E i nostri mezzi di informazione come hanno commentato? Nulla….. perchè l’informazione degna di questo nome da noi evidentemente non esiste: Russia-Italia, partners da più punti di vista….

 

 

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“Il Tempo” lascia il tempo che trova….

Pubblicato da nemesi su 5 Maggio 2008

il tempo... che trovaIn una società democratica i media dovrebbero rappresentare il Quarto Potere, il cane da guardia della democrazia, pronto a scagliarsi e denunciare qualsiasi malefatta di chi è al potere. Il potere ovviamente questo concetto lo ha capito fin da subito e ha trasformato i media in uno strumento per generare consenso. 

Ultimamente però questi presunti organi di informazione stanno esagerando, assorbiti completamente nell’avallare le direttive che arrivano dai vari editori. Grillo si sta scagliando contro tutto questo, a suo modo, forse un po’ populista, ma credo fondato. Per questo motivo in molti stanno cercando di distruggerlo, di demolire, insieme a lui, ogni voce contraria. L’esempio è Anno Zero di Santoro e vorrei a tal proposito commentare riga per riga uno dei tanti articoli che “Il Tempo” ha dedicato a Grillo e compagni.

La cosa interessante è l’assoluta mancanza di razionalità e fondamento nelle argomentazioni. Retorica allo stato puro, tanto quello che conta è la forma. Quando uno urla una verità è pericoloso, quando sono in due o più ad urlare verità contrarie non c’è più una verità e quindi il pericolo è disinnescato.

Vediamo cosa dice Il Tempo del 4 maggio 2008 in merito all’intervento che Petruccioli ha fatto sulla puntata di Anno Zero in cui Santoro ha mostrato alcuni frammenti che Grillo ha tenuto al V2day di Torino: si è scagliato contro Napolitano e Veronesi, quest’ultimo per aver taciuto i pericoli che gli inceneritori hanno per la salute.  Ma veniamo all’articolo.

Poiché non è dato a nessuno, in nome di una equivoca interpretazione dell’articolo 21 della Costituzione, offendere persone e istituzioni impossibilitate a difendersi. Aver mandato in onda, come ha fatto Michele Santoro, brani di una volgarità inusitata di un discorso del plurimilionario comico Beppe Grillo, scagliatosi per l’ennesima volta contro tutto e tutti, è stata un’operazione che nulla ha che fare con il diritto di cronaca.

L’inizio è già strepitoso. Ma come: si accusa Santoro di aver fatto parlare Grillo di persone senza che queste fossero presenti? Allora qualcuno mi spieghi perchè nessuno di lor signori “giornalisti” ha mai detto nulla del fatto che Berlusconi da anni va a porta a porta o in ogni altro studio televisivo e parla di tutto e di tutti senza alcun contraddittorio. Ricordo bene una puntata proprio da Vespa in cui insultava Di Pietro senza che lui fosse presente. Oppure quando ha più volte detto che Biagi non è stato licenziato, ma che gli era stata fatta un’offerta poi rifiutata in cambio di lauta buonuscita….. E il contraddittorio qui dov’era? Dove la possibilità di difendersi nel povero Biagi, visto che è morto????

Non parliamo poi del “plurimilionario”. Che cosa c’entra la ricchezza nel giudicare la verità di chi parla? Se uno dice una verità è guadagna 4 ml di euro all’anno allora quella non è più verità? Se così fosse mi chiedo cosa dire sempre di Berlusconi….

Il “martire” della televisione, il difensore che reclamava un microfono a tutti i costi ne ha fatto ciò che ha voluto. E quando qualcuno si è permesso di criticarne le gesta, puntualmente s’è dovuto sorbire le reprimende della vera casta, quella che si è arrogata il compito di vigilare sulla libertà d’espressione mancando ad un dovere essenziale: definirne i confini. Confini che, come s’è visto giovedì sera, sono stati abbondantemente travolti da una gestione di “Annozero” a dir poco insultante per tutti gli italiani che pagano il canone e hanno il diritto di assistere a programmi meno velenosi e certamente non ridondanti gratuiti e volgari attacchi a personalità come il presidente Napolitano e al professor Veronesi, oltre che per il contesto francamente inaccettabile sotto il profilo delle elementari norme della civiltà dei rapporti. 

Ottimo esercizio retorico. Si accusa la classe politica di essere una casta e il modo migliore di rispondere è dire che la vera casta non sono i politici, ma quelli che la contestano. L’idea è che dalla televisione di stato non si possono dire certe porcherie, soprattutto contro il presidente della Repubblica e contro l’emerito prof. Veronesi. Bene, su questo sono parzialmente d’accordo: se Grillo chiama “Cancronesi” il prof. Veronesi allora saranno affari suoi, si beccherà una bella denuncia. Ma se nessun organo di informazione non dice  che la fondazione Veronesi è sponsorizzata da Acea, Enel, Pirelli, Eolia, aziende nettamente interessate alla produzione di inceneritori, allora mi preoccupo perchè vuol dire che i giornalisti non fanno il loro mestiere.

Sempre sul fattore canone allora chiedo al Tempo cosa sia giusto dire in grazia del fatto che noi italiani paghiamo la Rai per ciò che trasmette: forse i suoi telegiornali? Forse ascoltare servizi che non mi dicono ciò che davvero dovrebbe interessare me come cittadino? Credo che in realtà il Tempo intenda dire che non è lecito affermare ciò che contrasta lo status quo


Non sarò così stupido da invocare qui censure e sanzioni a carico del responsabile di tale scempio dell’intelligenza: non vorrei che qualcuno tirasse fuori ancora una volta l’icona del martirio massmediale; ma non posso non augurarmi, soprattutto dopo l’intervento di Petruccioli, una profonda riflessione della televisione di Stato sulla qualità dei suoi prodotti.

Su questo sono d’accordo: è necessaria una profondissima riflessione sulla qualità dei prodotti della televisione di Stato.

Potrei perfino essere contento del fatto che Santoro, indiscutibile riferimento di una sinistra in disarmo, carichi le sue trasmissioni di tanta inaccettabile ostilità da avvantaggiare oggettivamente la destra. Ma sarebbe meschino da parte di chiunque declinare un episodio così insopportabile a fini di mero tornaconto politico.

 Annozero” è semplicemente una trasmissione tipologicamente ascrivibile a una televisione non di servizio pubblico. Del resto, il suo ideatore e conduttore ha sempre rivendicato, contro ogni ragionevole richiesta di controllo da parte delle strutture, piena libertà. Gli è stata data: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Adesso se ne fa un caso. Santoro se ne gioverà presso quella parte che mastica risentimento dopo la disfatta elettorale. A noi resta l’amaro in bocca per un servizio pubblico televisivo che fornisce esempi contrari al sentire della stragrande maggioranza degli italiani. Qualcuno dovrà occuparsene prima o poi.

Siamo alle comiche: come sempre se qualcuno dice qualcosa di scomodo è un comunista invidioso….

 

 

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Svelato il senatore “incorruttibile” di Italian Job?

Pubblicato da nemesi su 24 Febbraio 2008

Dall’analisi di alcuni fotogrammi del programma di La7 “Italian Job” in molti sembrano aver individuato sia il sindaco che il senatore coinvolti nella finta trattativa portata avanti dall’attore trasformista Paolo Calabresi.Il senatore dovrebbe essere Euprepio Curto (Alleanza Nazionale) e il sindaco invece Lello di Bari, primo cittadino di Fasano di Forza Italia. L’intermediario dovrebbe essere un giornalista, cosa che potrebbe giustificare la spiegazione sul “controllo” dei media che questa cricca avrebbe potuto garantire al fantomatico imprenditore russo.

Sembra che il buon Euprepio (che nome fantastico!) non brilli proprio per la sua immacolata imparzialità politica: già alcuni anni fa fu infatti coinvolto nello scandalo parentopoli. Nella sua città, Francavilla Fontana, si tenne un concorso finalizzato all’assunzione di 27 dipendenti con varie qualifiche. Beh, ben 22 di questi 27 erano parenti dei politici e burocrati locali. Curto, intervistato da Repubblica, si difese affermando che in fondo i suoi parenti erano solo 2 nipoti, quindi meno del 10%….

Ma perché gente come questa non viene sbattuta in prima pagina e su tutti i telegiornali? Perché continuano a fare ciò che vogliono senza che nessuno possa o voglia dire niente? Forse perché sono troppe le persone a cui “conviene” che le cose stiano così. Eccone un esempio (tratto da un commento di un “simpatizzante” del senatore lasciato sul sito de La7):

..capisco che questi filmati, presi con superficialità,possano far scattare negli italiani degli interrogativi che hanno bisogno di una qualche risposta.Bene,la risposta è stata data dallo stesso Calabresi in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, in cui afferma che nessuno gli ha chiesto denaro e nessuno ha cercato di contattarlo in seguito, nonostante avesse lasciato dei recapiti telefonici.Da qui si capisce che il sen. Curto non ha cercato loschi affari e che quindi non è perseguibile penalmente. Per questo giornali e tg”intelligenti” hanno preferito non trattare più l’argomento, per il semplice fatto che ….non ci sono argomenti da trattare! Sul caso “parentopoli” c’è ancora meno da dire visto che la giustizia ha seguito il suo corso e non ha rilevato anomalie o illegalità nei concorsi sopra citati….ergo…se il governo Prodi vi ha inaciditi e resi disillusi, sfogate la vostra rabbia seguendo corsi di Kick Boxing o iscrivendovi ad una gara di freccette, piuttosto che cercare pietosi tentativi di screditare un eccellente personaggio politico come il senatore Curto…un saluto alla mia adorata Francavilla Fontana….

Nulla di nuovo sotto il sole, questi signori continueranno a fare politica e non stupiamoci di rivedere la faccia di Euprepio tra i senatori della prossima legislatura….W l’Italia!!!

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Intervista al teologo cattolico dissidente Hans Küng

Pubblicato da nemesi su 24 Febbraio 2008

Wojtyla, il Papa che ha fallito 
La situazione della Chiesa Cattolica è seria. Il Papa è gravemente malato e merita ogni compassione. Ma la Chiesa deve vivere. Per questo, nella prospettiva di un’elezione papale, ha bisogno di una diagnosi, di una sincera analisi svolta dal suo interno. Delle terapie si potrà discutere dopo.
Gli oltre venticinque anni di Pontificato di Karol Wojtyla sono stati una conferma delle critiche che già avevo espresso dopo un anno del suo Pontificato. Secondo la mia opinione, egli non è il Papa più grande ma il più contraddittorio del XX secolo. Un Papa dalle molte, grandi doti, e dalle molte decisioni sbagliate! La sua «politica estera» ha preteso da tutto il mondo conversione, riforma, dialogo. Però, in tutta contraddizione, la sua «politica interna» ha puntato alla restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra- ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma. Questa contraddizione si evidenzia in undici ambiti problematici. Riconoscendo gli aspetti positivi di questo Pontificato, mi concentrerò quindi sui suoi aspetti critici e contraddittori.
Prima contraddizione. Giovanni Paolo II predica i diritti degli uomini all’esterno ma li ha negati all’interno, cioè ai vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne. Il Vaticano, un tempo nemico convinto dei diritti dell’uomo ma ben disposto oggi a immischiarsi nella politica europea, continua a non poter sottoscrivere la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa: troppi canoni del diritto ecclesiastico romano, assolutistico e medioevale, dovrebbero prima essere modificati. La separazione dei poteri, principio fondamentale del diritto moderno, è sconosciuta alla Chiesa Cattolica romana, nel cui comportamento non vi è nessuna lealtà: nei casi di disputa l’autorità vaticana funge nel contempo da legislatore, accusa e giudice.
Seconda contraddizione. Grande ammiratore di Maria, il Wojtyla predica gli ideali femminili, vietando però alle donne la pillola e negando loro l’ordinazione. Per molte donne cattoliche tradizionali (soprattutto le donne appartenenti a ordini religiosi), l’aspetto più apprezzato di questo Papa è il suo respingere le donne moderne, in quanto le ha escluse da tutte le consacrazioni più importanti e considera la contraccezione appartenente alla «cultura della morte ». Tuttavia, molte delle donne che partecipano alle manifestazioni di massa del Papa, rifiutano la dottrina papale che si oppone ai metodi contraccettivi.
Terza contraddizione. Questo Pontefice predica contro la povertà di massa e l’indigenza nel mondo ma, al tempo stesso, con la sua posizione in merito al controllo delle nascite e all’esplosione demografica, si è reso colpevole di questa indigenza. In occasione dei suoi numerosi viaggi e anche di fronte alla Conferenza delle Nazioni Unite su Popolazione e Sviluppo tenutasi al Cairo nel 1994, questo Papa ha preso posizione contro l’uso della pillola e del profilattico e, pertanto, potrebbe essere ritenuto responsabile più di qualsiasi uomo di Stato della crescita demografica incontrollata in alcuni Paesi e del dilagare dell’Aids in Africa.
Quarta contraddizione. Karol Wojtyla propaganda una figura sacerdotale maschile caratterizzata dal celibato ed è, quindi, il principale responsabile della catastrofica carenza di sacerdoti, del collasso dell’assistenza spirituale in molti Paesi e dello scandalo della pedofilia nel clero, ormai venuto alla luce. Agli uomini che si sono dichiarati pronti al servizio sacerdotale nelle comunità viene proibito il matrimonio. Questo è solo un esempio di come anche questo Papa abbia ignorato la dottrina della Bibbia e la grande tradizione cattolica del primo Millennio in cui non vi era alcuna legge sul celibato per i sacerdoti. I quadri si sono ridotti, il reclutamento è fermo e fra poco, non solo nell’area di lingua tedesca, quasi due terzi delle parrocchie rimarranno senza sacerdote e la stessa celebrazione domenicale dell’eucarestia non potrà più essere assicurata, nemmeno con l’importazione di parroci e il raggruppamento delle parrocchie in «unità spirituali». Il clero fedele al celibato è dunque in crescente pericolo di estinzione. Gli scandali della pedofilia verificatisi dagli Stati Uniti all’Austria hanno inoltre gravemente danneggiato la sua credibilità, portando sull’orlo della bancarotta grandi diocesi negli Stati Uniti.
Quinta contraddizione. Il Papa polacco ha praticato un numero elavatissimo di canonizzazioni,ma al tempo stesso ha ignorato l’inquisizione attuata nei confronti di teologi, sacerdoti e membri di ordini malvisti dalla Chiesa. I devoti, strumentalizzati politicamente e commercialmente con spese ingenti e conseguenti profitti per la Curia, sono soprattutto pie suore, fondatori di ordini religiosi o Papi come l’antidemocratico, antisemita, autoritario Papa Pio IX (controbilanciati dalla canonizzazione di Giovanni XXIII). Devoti sono divenuti anche l’imperatore asburgico Carlo I e il ben poco pio fondatore dell’Opus Dei Josémaria Escrivá. Uomini e donne (anche donne appartenenti a ordini religiosi) che si sono distinti, per il loro pensiero critico e per la loro energica volontà di riforme, sono stati invece trattati con metodi da Inquisizione. Come Pio XII fece perseguitare i più importanti teologi del suo tempo, allo stesso modo si comportano Giovanni Paolo II e il suo Grande Inquisitore Ratzinger con Schillebeeckx, Balasuriya, Boff, Bulányi, Curran, Fox, Drewermann e anche il Vescovo di Evreux Gaillot e l’Arcivescono di Seattle Huntington. Nella vita pubblica mancano oggi intellettuali e teologi cattolici della levatura della generazione del Concilio. Questo è il risultato di un clima di sospetto, che circonda i pensatori critici di questo Pontificato. I vescovi si sentono governatori romani invece che servitori del popolo della Chiesa. E troppi teologi scrivono in modo conformista oppure tacciono.
Sesta contraddizione. Il Papa elogia spesso e volentieri gli ecumenici, ma al tempo stesso ha pesantemente compromesso i rapporti con le Chiese ortodosse e con quelle riformiste ed evita il riconoscimento dei suoi funzionari e dell’eucarestia. Il Papa avrebbe dovuto consentire — come suggerito in molti modi dalle commissioni di studio ecumeniche e come praticato direttamente da tanti parroci — le messe e l’eucarestia nelle Chiese non cattoliche e l’ospitalità eucaristica.Avrebbe anche dovuto ridurre l’eccessivo potere esercitato dalla Chiesa nei confronti delle Chiese dell’Est e delle Chiese riformiste e avrebbe dovuto rinunciare all’insediamento dei Vescovi romano- cattolici nelle zone delle Chiese russe- ortodosse. Avrebbe potuto, ma non ha mai voluto. Ha voluto invece mantenere e ampliare il sistema di potere romano. La politica di potere e di prestigio del Vaticano è stata mascherata da discorsi ecumenici pronunciati dalla finestra di Piazza San Pietro, da gesti vuoti e da una giovialità del Papa e dei suoi cardinali che cela in realtà il desiderio di «sottomissione» della Chiesa dell’Est sotto il primato romano e il «ritorno» dei protestanti alla casa paterna romano-cattolica.
Settima contraddizione. Come Vescovo suffraganeo e poi Arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla ha preso parte al Concilio Vaticano II. Una volta diventato Papa, ha però disprezzato la collegialità del Pontefice con i Vescovi decretata proprio al Concilio. Questo Pontefice ha più volte dichiarato la sua fedeltà al Concilio, per poi tradirlo nei fatti attraverso la sua «politica interna». I termini conciliari come «aggiornamento, dialogo, collegialità e apertura ecumenica» sono stati sostituiti da parole quali «restaurazione, magistero, obbedienza, ri-romanizzazione ». Il criterio per la nomina dei Vescovi non è affatto lo spirito del Vangelo e l’apertura mentale pastorale, bensì la fedeltà assoluta verso la condotta romana. I sostenitori del Papa tra i vescovi di lingua tedesca come Meisner, Dyba, Haas, Groer e Krenn sono solo gli sbagli più eclatanti di questa politica pastorale devastante, la quale fa pericolosamente scivolare in basso il livello morale e intellettuale dell’episcopato. Un episcopato reso ancor più mediocre, rigido, conservatore e servile, è forse l’ipoteca più pesante di questo lunghissimo Pontificato.
Ottava contraddizione. Questo Papa ha cercato il dialogo con le religioni del mondo, ma contemporaneamente ha disprezzato le religioni non cristiane definendole «forme deficitarie di fede».In occasione dei suoi viaggi o «preghiere di pace», il Papa ha radunato con piacere attorno a sé dignitari di altre chiese e religioni. Non vi erano tuttavia molte tracce reali della sua preghiera teologica. Anzi, il Papa si è presentato in sostanza come un «missionario » di vecchio stampo.
Nona contraddizione. Il Papa polacco ha assunto la funzione di rappresentante della fede in un’Europa cristiana, ma il suo ingresso trionfale e la sua politica reazionaria hanno involontariamente favorito l’inimicizia nei confronti della Chiesa, se non addirittura l’avversione contro il Cristianesimo stesso. La campagna di evangelizzazione del Papa, il cui punto centrale è rappresentato da una morale sessuale ben poco adeguata ai tempi, ha discriminato soprattutto le donne: quelle che in questioni controverse, quali la contraccezione, l’aborto, il divorzio, l’inseminazione artificiale hanno dimostrato di avere opinioni diverse da quelle della Chiesa, sono state definite portatrici di una «cultura della morte». Attraverso interventi politici— come è accaduto in Germania contro il Parlamento e l’episcopato nel caso del conflitto sul tema della gravidanza —, la Curia romana ha dato l’impressione di rispettare poco la separazione giuridica tra Stato e Chiesa. Il Vaticano cerca (attraverso il gruppo parlamentare del Partito Popolare europeo) di esercitare delle pressioni anche sul Parlamento Europeo, incentivando l’ingaggio di osservatori particolarmente vicini alle idee di Roma per questioni relative alla legislazione sull’aborto. Invece di farsi ovunque fautrice di soluzioni ragionevoli che consentano la mediazione, la Curia romana con i suoi proclami acutizza di fatto a livello mondiale la polarizzazione tra oppositori e sostenitori dell’aborto, moralisti e libertini.
Decima contraddizione. Come carismatico comunicatore e «star» mediatica, questo Papa fino alla sua veneranda età ha fatto presa in particolare sui giovani, ma si è appoggiato soprattutto ai «nuovi movimenti» di origine italiana, all’Opus Dei di casa in Spagna e a un pubblico acritico e fedele del Pontefice. Tutto ciò è sintomatico del rapporto del Papa con la laicità e della sua incapacità di dialogare con un pubblico critico. I grandi raduni mondiali dei giovani sostenuti a livello regionale e internazionale, sotto la sorveglianza della gerarchia dei nuovi movimenti laici (Focolare, Comunione e Liberazione, St. Egidio, Legionari di Cristo, Regnum Christi, etc.), hanno attirato e attirano centinaia di migliaia di giovani. Molti di essi volonterosi, troppi del tutto acritici. Il carisma personale di Wojtyla è quasi più importante dei contenuti da lui trasmessi. Le domande che i giovani avevano posto al Papa e che, in occasione del suo primo viaggio in Germania, lo avevano messo in serio imbarazzo, in seguito non sono state più consentite. Le associazioni cattoliche di giovani, che non si trovano sulla linea del Vaticano, vengono disciplinate e messe alla fame dall’ordine romano attraverso il ritiro di finanziamenti da parte dei vescovi locali. Inoltre viene messa in discussione la fiducia un tempo accordata all’ordine dei gesuiti: prediletti dai Papi precedenti, ora vengono percepiti come sabbia negli ingranaggi della politica di restaurazione del Papa a causa delle loro qualità intellettuali, dei loro teologi critici e delle opzioni teologiche di liberazione. Invece Karol Wojtyla, già ai tempi in cui era ancora arcivescovo di Cracovia, concesse la piena fiducia all’associazione segreta Opus Dei, potente sia dal punto di vista finanziario che in termini di influenze, ma antidemocratica e in passato compromessa con regimi fascisti.
Undicesima contraddizione. Giovanni Paolo II ha offerto nel 2000 una pubblica confessione dei peccati per gli errori della Chiesa nel passato, senza però trarne alcuna conseguenza pratica. La confessione dei peccati ampollosa e barocca inscenata a San Pietro per gli errori della Chiesa è rimasta vaga e ambigua. Il Papa ha chiesto perdono solo per gli errori dei «figli e delle figlie della Chiesa» ma non per quelle del «Santo Padre», per quelle della Chiesa stessa e dei gerarchi presenti. Il Papa non ha mai preso posizione in merito agli intrighi delle varie sedi della Curia in affari mafiosi e ha contribuito più all’occultamento che alla rivelazione di scandali e crimini (Banca Vaticana, il «suicidio» di Guido Calvi, l’omicidio avvenuto nell’ambiente del corpo delle guardie svizzere…). Anche con la rivelazione degli scandali della pedofilia dei clericali, il Vaticano è stato straordinariamente titubante. Nonostante alcune richieste, il Papa non ha mai dato udienza ad alcuna vittima. Anzi, ha riempito di elogi un insigne criminale nel corso di una fastosa cerimonia al Vaticano: il messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (500 sacerdoti e 2.000 seminaristi) e del movimento laico Regnum Christi, diventato ormai concorrente ancora più conservatore dell’Opus Dei.
Conclusioni. Per la Chiesa cattolica questo Pontificato si rivela, nonostante i suoi aspetti positivi, una grande speranza delusa, in fin dei conti un disastro, perché Karol Wojtyla, con le sue contraddizioni, ha profondamente polarizzato la Chiesa, allontanando i suoi innumerevoli uomini e gettandoli in una crisi epocale. Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il sistema romano medioevale — un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari — è stato restaurato grazie a una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i vescovi sono stati uniformati, i padri spirituali sovraccaricati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei sinodi nazionali e delle chiese ignorati. E poi ancora scandali sessuali, divieti di discussione, dominio liturgico, divieto di predica per i teologi laici, esortazione alla denuncia, impedimento dell’eucarestia. Di tutto questo è forse colpevole «il mondo»?
La grande credibilità della Chiesa Cattolica, cioè quella ottenuta da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, ha lasciato il posto a una vera e propria crisi della speranza. Questo è il risultato della profonda tragicità personale di questo Papa: la sua idea cattolica di stampo polacco (medioevale, controriformista e antimoderna), in qualità di Pontefice Karol Wojtyla l’ha voluta portare anche nel resto del mondo cattolico. Si è però verificato il contrario di ciò che egli sperava: la Polonia stessa è stata travolta dal moderno sviluppo secolare e, dopo la sostituzione dell’alleanza elettorale in carica fino al 2001, Solidarnosch, si appoggia sempre meno alle idee di fede e di morale promosse dal Pontefice.
Quando verrà il momento, il nuovo Papa dovrà decidere di affrontare un cambio di rotta e dare alla Chiesa il coraggio di nuove spaccature, recuperando lo spirito di Giovanni XXIII e l’impulso riformistico del Concilio Vaticano II. «Videant consules», i consoli vogliano fare in modo che la Repubblica non subisca danni, si diceva nell’antica Roma. «Videant cardinales», i cardinali vogliano fare in modo—si dovrebbe dire nella Roma di oggi—che la Chiesa non subisca danni. (Traduzione del Gruppo Logos)
Hans Küng
teologo cattolico dissidente
02 gennaio 2006

 

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La faccia di Ferrara…….

Pubblicato da nemesi su 21 Febbraio 2008

Giuliano Ferrara è il simbolo dell’ipocrisia di questo paese. Da comunista a teocon convinto, filoclericale. La sua vita è una contraddizione vivente. Si fa promotore della battaglia per la vita, dice che l’aborto è il peggior crimine dell’uomo. Mi piace la sua coerenza: l’aborto è un crimine che calpesta la dignità della vita umana, però quando a morire sono vittime spesso innocenti uccise da sporche guerre come quella in Iraq allora la dignità della vita può anche andarsi a far benedire, vero Giulianone? Come se ciò non bastasse fugge di fronte al confronto con Pannella e cosa  risponde?

La tv «è antiveritativa». Un dibattito televisivo, dice il direttore del ‘Foglio’, è un bel mezzo, rispettabile, per discutere di Ici o legge elettorale, ma «sulla vita umana vale la solitaria e pubblica ricerca della verità». Una verità che «non è giusto esporre alla futilità delle opinioni a confronto in un dibattito in tv».       

 Incredibile direi. Il caro Ferrara afferma che la verità non è qualcosa di opinabile, tanto meno discutibile in un mezzo così lontano dalla giusta ricerca quale è la tv. Ma allora Ferrara dovrebbe spiegarci cosa sta a fare tutte le sere in televisione. Perchè si è cucito addosso (impresa piuttosto ardua vista la taglia) un programma come 8 e mezzo dove non si è fatto grandi problemi ad invitare il cardinal Ruini offrendogli un’ottima vetrina da cui parlare dell’aborto.E soprattutto dovrebbe giustificare il fatto che proprio ieri sera il dibattito sul tema dell’aborto l’ha fatto, ma non con Pannella, bensì con quel bel barboncino addomesticato che è la Barbara Palombelli…. come dire, una donna a difendere i diritti delle donne, ma una donna che non morde… pietoso!!!E cosa afferma Ferrara? Le donne non temano, io non sono qui a fare terrorismo. Certo che no, perchè affermazioni tipo: “non appena diventerò ministro della Sanità darò esplicita ordinanza per vietare l’aborto per la sindrome di Klinefelter…”. Questo non è terrorismo?   

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